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30/03/2015

Sempre più necessario un programma di manutenzione del territorio

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Sempre di più, da circa 25 anni ad oggi, i territori subiscono gli effetti devastanti della mancata manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché dell’abusivismo edilizio e, non da ultimo, di uno scarso monitoraggio idrogeologico.

Le nostre città sono invase da costruzioni che, abusive o non, risalgono ai primi anni del dopoguerra; le stesse degli ultimi cinquant’anni, che rappresentano la gran parte del patrimonio edilizio, e non quelle storiche, risentono degli effetti della mancata manutenzione e mostrano segni di obsolescenza tecnica, funzionale e strutturale, peggiorati dai cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo. Quelle storiche e monumentali non temono il passare dei secoli.

L’instabilità delle condizioni climatiche nell’ultimo decennio, che avvicinano sempre di più il nostro ai climi tropicali, stanno creando una serie di dissesti che si manifestano attraverso distacchi di intonaci dalle facciate, caduta di cornicioni, con danni non poco rilevanti a cose e talvolta anche a persone. Nel caso della nostra metropoli questi eventi sono all’ordine del giorno e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: tragedie inammissibili, monumenti e palazzi transennati e ingabbiati, vie e marciapiedi impraticabili, turisti e in generale pedoni smarriti. 

Ma oltre a quanto sopra detto, le problematiche più disastrose riguardano le frane e gli alluvioni che, di continuo, si manifestano a causa delle forti piogge creando numerosi flagelli. Diciannove su venti le regioni colpite, con Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana in testa; mentre spetta a Genova e Refrontolo (Treviso) il triste primato dei Comuni con più morti e colpiti. Tali eventi in Italia continuano ad aumentare, da poco più di 100 l’anno tra il 2002 e il 2006, siamo gradualmente arrivati quasi alla quadruplicazione nel 2014. Senza prevenzione e politiche efficaci di mitigazione del rischio idrogeologico, questi numeri sono destinati a peggiorare.

Secondo stime correnti per risarcire e riparare i danni dopo eventi climatici, si è speso da tre a cinque volte più di quanto sarebbe stato necessario per adottare interventi strutturali preventivi e programmabili nelle zone interessate. Fra il 2010 e il 2012 il costo del dissesto climatico è stato stimato in 7,5 miliardi di euro (in media 2,5 miliardi l’anno), mentre nei 65 anni precedenti era stato, in valore attuale, di 54 miliardi di euro (in media 0,83 miliardi l’anno). Il Ministero dell’Ambiente calcolava, nel 2008, che per mettere in sicurezza le zone a maggior rischio del territorio italiano sarebbero stati necessari almeno 40 miliardi di euro in 15 anni. In pratica con le somme spese in risarcimenti e riparazioni dei danni nelle sole località colpite si sarebbe potuta realizzare la difesa dell’intero territorio, abbattendo i costi futuri ed evitando vittime.

Il Paese ha bisogno di un programma serio di manutenzione del territorio da realizzare attraverso un piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico che si tradurrebbe in un sicuro volano per sviluppare occupazione, green economy, nuove tecnologie e per proteggere il nostro inestimabile patrimonio paesaggistico e immobiliare.  Non possiamo continuare ad aspettare che siano le cronache dei giornali ad accendere i riflettori su tali problemi e mettere fine al paradosso che permette di spendere risorse solo dopo i disastri.

L’unico modo per prevenire e fronteggiare tale dissesto è attraverso l'attenzione e la manutenzione, ordinaria, straordinaria e condivisa sia dal pubblico sia dal privato, ciascuno per il proprio ambito di competenza.

La vastità del patrimonio immobiliare è tale che lo Stato può ormai reperire risorse limitate solo alla riqualificazione ed il consolidamento degli edifici pubblici strategici. A livello locale l’incuria e l’abbandono del patrimonio edilizio, più che dovuti ad una generalizzata mancanza di educazione e di cultura alla conservazione, sarebbero in realtà dovuti ai costi elevatissimi di manutenzione, che rappresentano un sacrificio economico enorme per i proprietari, che allo stato attuale non riescono mai più a rientrare delle spese sostenute. Ne consegue che per quanto attiene l’edilizia privata, la riqualificazione necessita di essere incentivata con appropriati meccanismi che rendano conveniente al cittadino, dal punto di vista fiscale, sostenere fin da subito il maggior costo di riqualificazione e la messa in sicurezza degli edifici esistenti. La necessità di riqualificazione è la condizione essenziale per il ritorno economico sul territorio, per la difesa degli investimenti immobiliari realizzati nel tempo, nonché per la loro rivalutazione.

CLEMENTE DEL GAUDIO
Amministratore Delegato BIN

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